iscritta  all'Albo regionale delle associazioni e dei movimenti per le pari opportunità della Lombardia

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bracciodiferro

Gaetano Pesce - Alessandro Mendini | 1971-1975
A cura di Anty Pansera con la collaborazione di Mariateresa Chirico


La mostra itinerante ospitata come prima sede nella quattrocentesca Biblioteca di Santa Maria Incoronata a Milano, curata da Anty Pansera con la collaborazione di Mariateresa Chirico, e promossa da Fragile con il patrocinio di Cassina, presenta oggetti rari - mai esposti insieme prima d’ora - realizzati nei primi anni Settanta dal team denominato Bracciodiferro, da un’idea di Gaetano Pesce che coinvolge poi Alessandro Mendini, a realizzare i pezzi il Centro di Ricerca e Sviluppo Cassina e Aldo Cichero, a volere il tutto Cesare Cassina.

Esposti anche disegni, documenti originali, grafica di Pesce e Mendini e corrispondenza di questo gruppo innovatore: caratteristico dell’esperienza Bracciodiferro, infatti, il mettere a punto oltre al prodotto anche le modalità per comunicarlo, dalla grafica ai cataloghi alle campagne fotografiche, utilizzando i linguaggi più attuali dell’epoca.
Il tema - che ha precorso tendenze attuali - è quello dell’Art Design ossia di pezzi unici o a tiratura limitata, che sfidano le normali vie di produzione aziendale seriale e si rivolgono all’ambito del collezionismo.

Un’esperienza che consente di esplorare le tendenze più innovative della cultura del progetto e di testare il mercato con la produzione di multipli in edizione numerata, destinati anche e soprattutto al pubblico delle gallerie d’arte.

Donne in bottega

La presenza delle donne artigiane/protodesigner/architette "imprenditrici" nelle regioni italiane
Ideazione di Mariateresa Chirico • A cura di Anty Pansera e Mariateresa Chirico

Perché
La sapienza artigianale italiana - e la creatività più ampiamente intesa - è una capacità riconosciuta, che caratterizza la nostra tradizione e si pone alle radici del disegno industriale del nostro Paese. 
Alla luce di queste considerazioni si propone una riflessione sul fare progettuale “dalla parte delle donne”; un’occasione, cioè, per sottolineare l’apporto femminile, a lungo taciuto, nel campo di quella produzione originariamente artigianale, che è appunto fondamento del design, fiore all’occhiello dell’Italia.
Senza dubbio la penisola si caratterizza per una prestigiosa sapienza artigianale, che da sempre ha dato vita a manufatti invidiabili (in molti casi le donne progettiste e imprenditrici); questa maestria si è sviluppata un po’ in tutte le regioni italiane e ha portato a realizzazioni molto interessanti e peculiari delle diverse zone, dai vetri alle ceramiche, presenti in molte località, dai tessuti ai pizzi, dal ferro battuto alla lavorazione del cuoio…
Tutte queste produzioni, a lungo realizzate principalmente da artigiani maschi, a cavallo tra il XIX e il XX secolo hanno visto l’intervento anche di donne, che hanno collaborato, spesso con i consorti, sia alla ideazione dei manufatti, sia alla produzione sia, infine, alla gestione della bottega.

Attraverso il recupero di questa creatività progettuale al femminile - dove iniziano a far capolino dal decennio Trenta del XX secolo anche le proto designer e le “architette” - si intende delineare la specifica fisionomia delle diverse realtà territoriali della Penisola e mostrare l’importanza del loro contributo, caratterizzato da un “tocco” fatto di una particolare carica emozionale, di sensibilità, di partecipazione.
Tali peculiarità si sono poi trasferite, nei decenni successivi, nella progettazione di oggetti legati ai campi e ai settori produttivi più diversi, contribuendo all’affermazione del made in Italy.

Aiap Women in Design Award

Aiap Women in Design Award (AWDA), alla sua prima edizione è un premio biennale che si rivolge a tutte le designer della comunicazione visiva.

Sono previste quattro categorie di partecipazione, strutturate in modo da coprire diversi momenti della vita formativa e professionale:

1_professione, rivolta alle designer della comunicazione visiva, titolari di studi professionali, libere professioniste, dipendenti di studio, freelance e collettivi.

2_ricerca e formazione, rivolta a docenti, ricercatrici, studiose, teoriche

Docenti universitarie e di scuole superiori, di istituti pubblici e/o privati, ricercatrici, studiose che hanno incentrato la propria attività di ricerca sui temi della comunicazione visiva.

3_didattica, rivolta alle studentesse

Studentesse che abbiano completato i propri studi da non più di due anni, studentesse ancora in corso in istituti superiori o universitari pubblici e/o privati, frequentanti scuole specialistiche, dottorati di ricerca, e che abbiano nel proprio curriculum didattico progetti, tesi di laurea e progetti di ricerca relativi al design della comunicazione visiva.

4_carriera, un premio «cammeo», attribuito a discrezione della Giuria, che potrà eventualmente selezionare una progettista o autrice tra le candidature pervenute nelle altre categorie del premio.

Per questa categoria non è contemplata l'autocandidatura.

La partecipazione al premio è gratuita e l'iscrizione avviene direttamente sul sito, nella sezione apposita AWDA. PARTECIPA in cui è possibile caricare anche i propri lavori.

Per ogni categoria è possibile inviare fino ad un massimo di 3 progetti a scelta della propria produzione.

Ogni singolo progetto deve essere illustrato in un unico documento pdf, formato A3, per un massimo di 10 schede (il singolo pdf non dovrà pesare più di 5 Mb).

Termine ultimo per l'iscrizione e l’upload dei materiali: entro le ore 24 di lunedì 2 luglio 2012.

Il premio ha ricevuto il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico.

Pietra Carta Forbice

Progetto pilota con tema centrale riuso/riciclo dei materiali utilizzati
A cura di Rossana Muolo, Anty Pansera, Patrizia Scarzella

In occasione del suo decennale, la Masseria Torre Coccaro, struttura storica pugliese trasformata in resort a cinque stelle lusso, promuove il progetto pilota “pietra/carta/forbice”.
Tema centrale del progetto e’ il riuso/riciclo dei materiali utilizzati nella Masseria: carta, vetro, ceramica, tessuti, legno, plastica.
E’ un progetto pilota: un’iniziativa di sensibilizzazione del territorio e del suo comparto turistico.

Da avamposto di difesa militare a oasi di genuinità e salvaguardia del benessere individuale e della qualità della vita - a perpetuare la difesa dei valori locali contro la massificazione - la Masseria Torre Coccaro, è di fatto esempio di un felice RIUSO di una struttura storica in pietra.
E proprio, anche se non solo, per questa sua “origine” e vocazione turistica, si propone come testimonianza e laboratorio all’insegna dell’ecosostenibilità, di un appropriato riuso/riciclo tra le proprie mura di quanto si utilizza quotidianamente: materie di scarto di diverso genere che derivano non tanto da processi di lavorazione, quanto da prodotti di breve durata, proprio per la loro ciclicità: i quotidiani che si "consumano" ogni giorno, le riviste che diventano obsolete in una settimana, i cartoni e le cassette che servono per la consegna delle vivande, i materiali plastici usati per gli imballaggi. Ma anche i tessili - tovaglie, tovaglioli, lenzuola, federe, asciugamani, molti dei quali usciti a suo tempo dai telai di Alberobello, lisi e usurati col passare degli anni, ma ancora con una loro “dignità” – oppure i legni di seggiole e sgabelli ormai traballanti, le ceramiche, vecchi servizi di Grottaglie sbeccati non più presentabili in tavola, i cocci di vetro.
Molti di questi materiali vengono smaltiti con la raccolta differenziata, ma una parte viene conservata in Masseria: per un senso di “appartenenza" e di rispetto: perché buttare il frutto del lavoro delle donne tessitrici, dei ceramisti e dei falegnami pugliesi?

Il riciclo di materiali usati non è certo nuovo, e molte attività tradizionali pugliesi ne fanno da sempre uso, ma in linea con la qualità e l'eccellenza della rete turistica di cui fa parte la Masseria Torre Coccaro, il progetto pilota “pietra/carta/forbice” vuole dare nuova e diversa vita a questi materiali affidando a progettisti, artigiani-artisti-designer, selezionati dai curatori del progetto, l’incarico di realizzare manufatti specifici per l’utilizzo nel mondo alberghiero, della “ricreatività” e del turismo. 

La finalità non è tanto quella di evitare il consumo di materie prime per produrre nuovi, analoghi prodotti, quanto sollecitare la creatività/progettazionerimettendo” in circolazione” un bene che si credeva inutilizzabile.
Si vuole dunque, attraverso questa iniziativa, sensibilizzare il territorio e il suo comparto turistico inteso in senso lato che, pur avendo colto il principio del riciclo/riuso soprattutto attraverso i restauri di strutture nate con altre destinazioni, purtroppo non riesce ancora ad interpretare giornalmente questo tema. Si tratta dunque di un “progetto pilota”, ripetibile in altri ambiti, utilizzando i materiali di scarto specifici di ciascun luogo.

Come si realizza il progetto pilota “pietra / carta/ forbice”
Il progetto si articola in due momenti, uno di carattere più pragmatico e uno di carattere più strategico.

1. La fase pragmatica 
Una serie di progettisti, artigiani-artisti-designer, individuati dai curatori del progetto, lavoreranno in Masseria, fianco a fianco ad altrettanti artigiani/e del territorio, realizzando manufatti a partire dai materiali di scarto presenti.
I progettisti coinvolti saranno invitati, su un puntuale brief, a toccare con mano la realtà della masseria pugliese e ad individuare un materiale di cui, durante il loro soggiorno, dovranno progettare il riuso/riutilizzo. Il risultato di questo progetto “a quattro mani” potrà essere un pezzo unico, ma anche una serie tipologica replicabile con le “diversità” linguistiche dovute ai materiali utilizzati.
La creatività dovrà essere indirizzata esclusivamente verso progetti che rientrano nel mondo alberghiero, della “ricreatività”, del turismo e del viaggio.

2. La fase strategica 
Nel prossimo inverno si terrà un workshop nella Masseria Torre Coccaro a Savelletri di Fasano (Brindisi): competenze diverse si metteranno a confronto per individuare modalità di comunicazione e sensibilizzazione insolite e innovative su questi temi.
L’obbiettivo sarà quello di creare i presupposti per un “manifesto del buon turista e del buon cittadino” che, partendo da questo territorio, possa avere una risonanza nazionale.
I risultati saranno presentati alle istituzioni Regionali, Provinciali e Comunali competenti, nonché agli organismi quali: consorzi del riciclo delle materie specifiche come Comieco, Corepla, Co.Re.Ve….

I momenti della comunicazione
Il progetto prevede una prima presentazione in occasione del prossimo Macef (8 - 11 settembre 2011), all’interno dello spazio della Associazione dcomedesign al Pad 5 A01

Secondo step: una conferenza stampa alla prossima Borsa Internazionale del Turismo (17 - 20 febbraio 2012) durante la quale si illustreranno compiutamente non solo le finalità dell’operazione, ma si farà anche il punto sulla Masseria/laboratorio e sui lavori che i/le designer e i/le artigiani/e staranno mettendo a punto.

Terzo step: durante il Salone del Mobile (17 - 22 aprile 2012) si presenteranno i prototipi realizzati e un catalogo illustrerà le diverse fasi della progettazione/realizzazione dei lavori. 

Quarto step: in occasione della Borsa Internazionale del Turismo 2013, si metterà in scena il risultato finale di pietra/carta/forbice ovvero tutto quanto sarà stato prodotto dal progetto di laboratorio / Masseria Torre Coccaro

Nientedimeno

1945-2000 La forza del design femminile

A cura di Anty Pansera con la collaborazione di Mariateresa Chirico

 

La mostra, curata da Anty Pansera con la collaborazione di Mariateresa Chirico, presenta oltre cento oggetti quasi totalmente fuori produzione realizzati dal 1945 al 2000 messi a disposizione dai galleristi Daniele Lorenzon (Paloma) e Alessandro Padoan (Fragile) scelti con cura tra i lavori di designer italiane o da tempo residenti nel nostro Paese, alcune note e già a buon diritto entrate a far parte della storia della cultura del progetto, altre ingiustamente dimenticate, tra cui:

Luisa Aiani Parisi, Antonia Astori De Ponti, Gae Aulenti, Liisi Bechman, Anna Bertarini Monti, Cini Boeri, Renata Bonfanti, Antonia Campi, Silvia Capponi, Giorgina Castiglioni, Carla Ceccariglia, Raffaella Crespi, Pia Crippa, Anna Deplano, Natalie Du Pasquier, Ignazia Favata, Anna Ferrieri Castelli, Olga Finzi Baldi, Carla Fossati Bellani Venosta, Emanuela Frattini Magnusson, Gilla Giani, Giuliana Gramigna, Johanna Grawunder, Maria Cristina Hamel, Franca Helg, Clara Istler, Andri Joannou, Laura Mandelli, Noti Massari, Alda Mercante Casati, Mirta Morigi, Paola Navone, Eleonore Peduzzi Riva, Daniela Puppa, Patrizia Scarzella, Franca Stagi Leonardi, Lella Valle Vignelli, Nanda Vigo, Ornella Vitali Noorda, Afra Scarpa, Studio Del Campo, Studio Elica, Studio Tetrarch.

 

Il mondo della casa è il privilegiato palcoscenico su cui si sono esercitate quelle progettiste che, provenienti per lo più dalle Facoltà di Architettura, hanno affrontato con intelligenza e grande sensibilità un’articolata serie di “cose” che hanno arredato/attrezzato le nostre case negli ultimi cinquanta anni del secolo scorso e che sono oggi ambiti “oggetti del desiderio”, ricercati all’insegna di quel brutto neologismo che echeggia l’antiquariato: il modernariato (!).

 

Letti, divani, sedute, tavoli e tavolini, lampade da soffitto, da terra, da scrivania, applique. Ma anche più “minuti” complementi d’arredo: in argento, ceramica, vetro e in materia plastica. Un’articolata panoramica di prodotti che hanno qualificato e continuano a qualificare gli ambienti domestici: ed è l’emozione che continuano a suscitare che testimonia come siano oggetti “ben progettati”. Degli ever green, insomma: dotati dunque di quella particolare valenza che ben definisce un prodotto “giusto”: ben pensato e ben realizzato per rispondere ad esigenze primarie all’interno delle mura domestiche, ma che sappia anche suscitare in noi dei sentimenti di em/simpatia.

 

E che siano disegnati da mani femminili è un tema/problema che non ha mai colpito più di tanto; in questo inizio del secondo decennio del XXI secolo pare giusto far riemergere invece come queste professioniste (alcune di loro hanno lavorato/firmato, abbinando il loro cognome a quello dei mariti o soci di studio o all’insegna di una etichetta) siano state le antesignane di una schiera di donne, che oggi affronta il sempre più ampio territorio del design. Nessun limite a quel “progettare” con consapevolezza che può continuare a migliorare, comunque, la qualità della nostra vita.

 

Nel volume/catalogo pubblicato da Allemandi ai saggi critici si affiancano biografie delle protagoniste in scena e un articolato repertorio fotografico a colori e in B/N non solo dei pezzi in mostra, ma anche di alcuni prodotti di grande pregnanza ingiustificatamente dimenticati.

 
 
 
 
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